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L’agente eziologico responsabile dell’immunodeficienza felina è un virus appartenente alla famiglia Retroviridae, sottofamiglia Lentivirus (FIV, virus dell’immunodeficienza felina). I lentivirus sono in grado di infettare molti mammiferi tra cui l’uomo (HIV, virus dell’immunodeficienza umana), la scimmia, il bovino. Per tale motivo è da molti anni modello di studio dell’infezione da HIV nell’uomo.

DIFFUSIONE
La malattia è largamente distribuita in tutto il mondo; il randagismo ne è la principale causa di diffusione. Infatti, il virus, abbondante nel sangue e nella saliva dei soggetti infetti viene trasmesso principalmente attraverso profondi graffi e ferite da morso frequenti durante combattimenti territoriali tra maschi. Per tale motivo sono più a rischio gatti maschi adulti non castrati che vivono all’aperto. Un’altra via di trasmissione possibile è quella verticale, meno frequente ma possibile; i gattini possono infettarsi sia in utero che durante l’allattamento, soprattutto tramite il lambimento da parte della madre infetta.

PATOGENESI
Dopo l’inoculazione parenterale il virus replica nei tessuti linfoidi e nelle ghiandole salivari all’interno delle cellule T e B e nei macrofagi. Ciò caratterizza la fase acuta in cui il gatto presenta ipertermia e malessere lievi e transitori e linfoadenopatia generalizzata, sintomatologia che spesso passa inosservata dal proprietario o viene sottovalutata. Dopo 4-6 settimane si verifica la viremia, la quale persiste per lungo tempo ed il virus diffonde in tutti i tessuti dell’ospite. Solo successivamente alla risposta immunitaria dell’ospite il virus circolante si riduce a livelli bassissimi dando inizio alla fase di latenza in cui il soggetto è asintomatico ed è presente solo lieve linfoadenopatia generalizzata. Questa condizione può durare da pochi mesi ad anni in relazione al sottotipo di virus infettante, all’età del soggetto ed alla concomitante esposizione ad altri patogeni; per cui il passaggio alla fase finale della patologia è imprevedibile. Quest’ultimo stadio è anche detto AIDS-simile o meglio ancora sindrome dell’immunodeficienza felina acquisita(FAIDS) ed è caratterizzato dall’immunodepressione dell’ospite e dalle infezioni secondarie a cui questa predispone. L’incompetenza immunitaria è causata dalla riduzione del numero di linfociti T CD4+ da attribuire all’effetto citopatico del virus stesso, alla distruzione dei linfociti parassitati ad opera del sistema immunitario dell’ospite ed, infine, per una ridotta produzione da parte del midollo osseo. La compromissione dell’immunità cellulo-mediata ed umorale è responsabile del quadro clinico del gatto in fase terminale, ovvero la sovrapposizione di infezioni secondarie a più apparati. Spesso è la sintomatologia legata alle infezioni secondarie a preoccupare il proprietario che decide di portare a visita il gatto in genere per l’alitosi, la scialorrea, la disfagia connesse a stomatiti o periodontiti frequentissime nell’immunodeficienza felina; la sintomatologia respiratoria a seguito di infezioni delle alte vie aeree; o ancora per il deperimento cronico.

DIAGNOSI
L’anamnesi di gatti che vivono all’aperto, provenienti da luoghi in cui è alta l’incidenza di FIV e la predisposizione ad infezioni secondarie orientano verso la diagnosi; le alterazioni ematologiche più frequenti sono la neutropenia, l’anemia non rigenerativa e la piastrinopenia. La diagnosi di certezza avviene mediante isolamento del provirus con PCR o la rilevazione degli anticorpi sierici verso il FIV mediante ELISA. Quest’ultimo è il test più frequentemente utilizzato nelle cliniche veterinarie, ma non discrimina anticorpi diretti verso il virus vaccinale o anticorpi materni presenti nei gattini nei quali il test non va eseguito prima delle 8 settimane e deve essere ripetuto nel caso di risultato positivo. Per cui risultati falsi positivi sono possibili mediante test ELISA e soggetti sani e non a rischio devono essere rivalutati mediante PCR.

TERAPIA
La terapia è solo sintomatica mirata al controllo delle infezioni secondarie.

VACCINI
Sono stati allestiti differenti tipi di vaccini diretti contro uno o due sottotipi di FIV, ma la non totale protezione verso le differenti varianti del virus e la positività ai comuni test che non permettono di discriminare anticorpi vaccinali (innocui) dall’effettiva presenza del virus , ne sconsigliano l’impiego.

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